
La cosa che colpisce di più il visitatore che giunge per la prima volta nel territorio del Comune di Sorano è senza dubbio la forza e la suggestione della dimensione naturalistica.
Il colore verde dei boschi, insieme all'ocra delle rocce di tufo domina un paesaggio selvaggio in cui regna il silenzio, l'aria pulita e il suono tranquillo delle acque del fiume Lente.
In questo angolo ancora poco conosciuto della Maremma toscana, si ha la sensazione di entrare in un un altro mondo che è stato disegnato dall’erosione millenaria delle acque e dall’opera dell’uomo che, nel corso dei secoli, ha creato una dimensione unica al mondo, al di là del tempo e dello spazio, tra boschi di querce, castagni, carpini e lecci.
Tra i colossali massi di tufo e le pareti di roccia a picco sulle gole vulcaniche, si scorgono gli ingressi delle antiche tombe in cui trovano oggi rifugio caprioli e cinghiali tra panorami composti dalle mille tonalità di verde delle fronde degli alberi, dal giallo vivo delle ginestre e dalle cromie di fiori e piante tra cui si nascondono istrici e volpi.
Fra i boschi e le radure trovano spazio pianure terrazzate che ospitano vigne, orti e uliveti.
Qui gli Etruschi hanno scavato le loro monumentali Vie Cave, percorsi carichi di fascino e suggestione che raccontano di una sacralità naturale, arcaica e potente che si avverte nettamente camminando all'interno del microclima di questi affascinanti sentieri tra felci, muschi e licheni.
Ma l’attitudine a scavare nella terra è sopravvissuta anche nel Medioevo: la tenera roccia di tufo è stata scavata per ospitare interi abitati rupestri, romitori e conventi, laboratori di ceramica e falegnameria, colombari, ovili e stalle.
Questa terra magica e accogliente, che ancora trasmette la sua antica energia vulcanica è ad un tempo quieta e selvaggia, dolce e forte, magnetica e isolata.
Sorano non è solo un paesaggio stupendo, ma anche un mondo che vibra in accordo con qualcosa di profondo, come ha scritto David Herbert Lawrence, l'autore de “L'amante di Lady Chatterley”: “Qui tutto è fresco, vivace e non opprimente, piccolo e delicato, in un modo che affascina piuttosto che fare colpo. Sembra che nell’istinto degli etruschi ci sia stato un desiderio autentico di preservare l’umore naturale della vita, un compito certamente più degno e alla lunga più difficile che conquistare il mondo, sacrificare se stessi o salvare un’anima immortale.”



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